{"id":1124,"date":"2015-11-23T11:50:41","date_gmt":"2015-11-23T10:50:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=1124"},"modified":"2015-11-23T11:50:41","modified_gmt":"2015-11-23T10:50:41","slug":"lhome-restaurant-tra-obblighi-e-incertezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=1124","title":{"rendered":"L\u2019Home Restaurant tra obblighi e incertezza"},"content":{"rendered":"<p><strong>Fiscal Focus &#8211; A cura di Antonio Gigliotti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Premessa<\/strong> \u2013 In un periodo di crisi in cui si \u00e8 chiamati a reinventarsi una qualche attivit\u00e0 lavorativa, si sta diffondendo sempre pi\u00f9 nel nostro paese l\u2019idea dell\u2019Home Restaurant.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte sono le persone che, spinte dalla passione e dall\u2019amore per la cucina hanno deciso di trasformare la propria casa in un ristorante occasionale aperto per amici, conoscenti o semplici viaggiatori ed in cui offrire ricette tipiche con prodotti locali valorizzando il territorio ed offrendo occasioni d\u2019incontro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno dell\u2019Home Restaurant \u00e8 partito nel 2006 in America, per poi approdare nel 2009 anche nel Regno Unito ed estendersi a macchia d&#8217;olio anche nel resto degli altri Paesi, tra cui non ultimo l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In Italia \u00e8 equiparata alla ristorazione<\/strong> \u2013 Poich\u00e9 si tratta di un\u2019attivit\u00e0 che pu\u00f2 generare un vero e proprio business per chi decidesse di intraprenderla, \u00e8 necessario rispettare le regole di legge previste da ciascun Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, in Italia, manca ancora una specifica normativa che disciplini tale attivit\u00e0. L\u2019unica normativa di riferimento attuale \u00e8 rappresentata dalla risoluzione <strong>Mise n. 50481\/2015<\/strong>, con cui il Ministero dello Sviluppo Economico ha equiparato l\u2019attivit\u00e0 di Home Restaurant ad una vera e propria attivit\u00e0 di ristorazione e quindi di somministrazione di alimenti e bevande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel nostro Paese, l\u2019attivit\u00e0 di somministrazione di alimenti e bevande \u00e8 disciplinata dalla legge n. 287\/1991 cos\u00ec come modificata dal decreto legislativo n. 59\/2010, e in cui \u00e8 fatta distinzione tra attivit\u00e0 esercitate nei confronti del pubblico indistinto e attivit\u00e0 riservate a particolari soggetti, e ai sensi dell\u2019 articolo 1, comma 1 della predetta legge \u201c<em>per somministrazione si intende la vendita per il consumo sul posto\u201d che si esplicita in \u201c\u2026 tutti i casi in cui gli acquirenti consumano i prodotti nei locali dell\u2019esercizio o in una superficie aperta al pubblico, all\u2019uopo attrezzati<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Richiamando quando appena esposto, il Mise, nella citata Risoluzione, afferma che l\u2019attivit\u00e0 in questione anche se esercitata solo in alcuni giorni dedicati e tenuto conto che i soggetti che usufruiscono delle prestazioni sono in numero limitato, non pu\u00f2 che essere classificata come un\u2019attivit\u00e0 di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto anche se i prodotti vengono preparati e serviti in locali privati coincidenti con il domicilio del cuoco, essi rappresentano comunque locali attrezzati aperti alla clientela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, se si considera che la fornitura delle predette prestazioni comporti anche il pagamento di un corrispettivo, l\u2019attivit\u00e0 in discorso si configura come un\u2019attivit\u00e0 economica in senso proprio con la conseguenza che la stessa non pu\u00f2 considerarsi un\u2019attivit\u00e0 libera e pertanto \u00e8 da assoggettarsi alla stessa normativa prevista per chi esercita un\u2019attivit\u00e0 di somministrazione di alimenti e bevande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, tale orientamento era gi\u00e0 stato dato in precedenza dallo stesso Mise con la nota n. 98416 del 12 giugno 2013, in cui lo stesso Ministero classificava come un\u2019attivit\u00e0 vera e propria di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande quella effettuata da un soggetto che, proprietario di una villa, intendeva preparare cibi e bevande nella propria cucina fornendo tale servizio solo su specifica richiesta e prenotazione da parte di un committente e quindi solo per gli eventuali invitati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, chi a oggi vuole intraprendere l\u2019attivit\u00e0 di Home Restaurant, previo possesso dei requisiti di onorabilit\u00e0 nonch\u00e9 professionali di cui all\u2019articolo 71 del decreto legislativo n. 59\/2010, \u00e8 tenuto a presentare la SCIA o a richiedere l\u2019autorizzazione, ove trattasi di attivit\u00e0 svolte in zone tutelate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essendo equiparata a una vera e propria attivit\u00e0 di ristorazione aperta al pubblico, inoltre, \u00e8 necessario porre in essere tutti gli altri adempimenti previsti in materia di igiene (HACCP, autocontrollo, ecc.) e di pubblica sicurezza, senza dimenticare che trattandosi di attivit\u00e0 economica in senso proprio (e quindi attivit\u00e0 d\u2019impresa) sar\u00e0 necessario aprire partita IVA e certificare i guadagni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, un\u2019idea originale e semplice che nel nostro Paese rischia di perdersi per via dei meandri e della durezza burocratica italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La proposta di un DDL ad hoc<\/strong> \u2013 Tuttavia un disegno di legge (non ancora discusso n\u00e9 approvato) in materia di <em>Home food<\/em> \u00e8 stato presentato nel 2014. Si tratta del DDL 1271 del 27 febbraio 2014, il cui contenuto pu\u00f2 essere sintetizzato nei seguenti punti:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>utilizzo della propria struttura abitativa, anche se in affitto, fino ad un massimo di due camere, per un massimo di venti coperti al giorno;<\/li>\n<li>i locali dell\u2019abitazione destinati all\u2019attivit\u00e0 devono possedere i requisiti igienico-sanitari per l&#8217;uso abitativo previsti dalle leggi e dai regolamenti vigenti;<\/li>\n<li>nessuna necessita di cambio di destinazione d&#8217;uso della struttura abitativa;<\/li>\n<li>obbligo di adibire la struttura abitativa ad abitazione personale;<\/li>\n<li>obbligo di comunicare al comune competente l&#8217;inizio dell&#8217;attivit\u00e0, unitamente ad una relazione di asseveramento redatta da un tecnico abilitato;<\/li>\n<li>nessuna iscrizione al registro esercenti il commercio;<\/li>\n<li>obbligo del comune di effettuare il sopralluogo al fine di confermare l&#8217;idoneit\u00e0 della struttura abitativa all&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 di home food;<\/li>\n<li>applicazione del regime fiscale previsto dalla normativa vigente per le attivit\u00e0 saltuarie.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 29 luglio 2015 \u00e8 stata, inoltre, presentata una nuova proposta di legge in Parlamento da parte dell\u2019on. Nino Minardo, di contenuto simile al sopracitato DDL ma con ulteriori due previsioni: necessit\u00e0 per il gestore di conseguire un certificato HACCP e l\u2019inserimento di una soglia (10.000 euro) ai fini della determinazione della saltuariet\u00e0 dell&#8217;attivit\u00e0.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Autore: P<strong>asquale Pirone<\/strong><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fiscal Focus &#8211; A cura di Antonio Gigliotti Premessa \u2013 In un periodo di crisi in cui si \u00e8 chiamati a reinventarsi una qualche attivit\u00e0 lavorativa, si sta diffondendo sempre pi\u00f9 nel nostro paese l\u2019idea dell\u2019Home Restaurant. 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