{"id":1584,"date":"2018-01-10T09:46:40","date_gmt":"2018-01-10T08:46:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=1584"},"modified":"2018-01-10T09:46:40","modified_gmt":"2018-01-10T08:46:40","slug":"il-cedente-detrae-liva-se-si-dimostra-estraneo-alla-frode-messa-in-atto-dallesportatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=1584","title":{"rendered":"Il cedente detrae l\u2019Iva se si dimostra estraneo alla frode messa in atto dall\u2019esportatore"},"content":{"rendered":"<p>Quando la dichiarazione d\u2019intento dell\u2019esportatore \u00e8 ideologicamente falsa, per la non imponibilit\u00e0 delle cessioni alle esportazioni effettuate nei confronti di esportatori abituali, occorre che il cedente dimostri l\u2019assenza di un suo coinvolgimento nella frode accertata. Lo ha affermato la Cassazione nella sentenza 31116 del 29 dicembre.<br \/>\nUna Srl ha impugnato l\u2019avviso di accertamento con il quale l\u2019ufficio aveva recuperato anche l\u2019Iva 2002, detratta indebitamente per le cessioni di veicoli in sospensione di imposta, su dichiarazioni di intento presentate dal cessionario. Nei gradi di merito il giudizio \u00e8 risultato favorevole alla societ\u00e0. Non cos\u00ec in Cassazione dove l\u2019Agenzia ha lamentato come la Ctr aveva erroneamente ritenuto sufficiente che, ai fini della non imponibilit\u00e0 Iva e dell\u2019esclusione della compartecipazione nell\u2019illecito ascritto al cessionario, esportatore abituale, la cedente dimostrasse solo la regolarit\u00e0 formale della dichiarazione d\u2019intento.<br \/>\nIn particolare, i giudici di legittimit\u00e0 hanno richiamato il principio (n.12751\/11) secondo il quale la non imponibilit\u00e0 Iva dei beni destinati all\u2019esportazione (subordinata alla dichiarazione scritta di responsabilit\u00e0 del cessionario e al possesso dei requisiti soggettivi e oggettivi previsti dall\u2019articolo 8, comma 1, lettera c, Dpr 633\/72) viene meno se viene accertato che i beni non sono stati effettivamente esportati e che la dichiarazione \u00e8 ideologicamente falsa. In tali ipotesi, il cedente \u00e8 esonerato dall\u2019obbligo di assolvere l\u2019Iva su tali beni solo se dimostra di aver adottato tutte le misure ragionevoli in suo potere per escludere la sua partecipazione alla frode e quindi che, anche usando la diligenza propria dell\u2019imprenditore avveduto operante nel medesimo settore economico, non sarebbe potuto comunque venire a conoscenza dell\u2019insussistenza dei presupposti necessari per qualificare il cessionario esportatore abituale (Cassazione, n.176\/15 e n. 19896\/16).<\/p>\n<p>Nella fattispecie esaminata, la Cassazione ha concluso che, al di l\u00e0 del mero controllo formale dei documenti allegati dal cessionario, la cedente avrebbe potuto accertare agevolmente la qualit\u00e0 dei precedenti intestatari dei veicoli e degli anteriori cedenti, e cio\u00e8 verificare, mediante l\u2019acquisizione di dati di rapido reperimento rispetto a quelli allegati dal cessionario, se gli intestatari erano o meno legittimati a detrarre l\u2019Iva. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato, poich\u00e9 la societ\u00e0 non ha adottato le ragionevoli misure in suo potere per escludere il proprio coinvolgimento nella frode accertata.<\/p>\n<p>Fonte &#8220;Il sole 24 ore&#8221;<\/p>\n<div class=\"charts\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando la dichiarazione d\u2019intento dell\u2019esportatore \u00e8 ideologicamente falsa, per la non imponibilit\u00e0 delle cessioni alle esportazioni effettuate nei confronti di esportatori abituali, occorre che il cedente dimostri l\u2019assenza di un suo coinvolgimento nella frode accertata. Lo ha affermato la Cassazione nella sentenza 31116 del 29 dicembre. 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