{"id":1597,"date":"2018-01-12T10:35:14","date_gmt":"2018-01-12T09:35:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=1597"},"modified":"2018-01-12T10:35:14","modified_gmt":"2018-01-12T09:35:14","slug":"buchi-di-inventario-giustificati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=1597","title":{"rendered":"Buchi di inventario giustificati"},"content":{"rendered":"<div><\/div>\n<div class=\"span9\">\n<header><small>di Laura Ambrosi<\/small><\/p>\n<\/header>\n<div class=\"contenuto\">\n<p class=\"paragrafo@4\">\u00c8 illegittima la rettifica dei ricavi per differenze inventariali se per la mole dei volumi trattati dal contribuente potrebbe essersi verificato un errore umano nella quantificazione. Cos\u00ec la Corte di cassazione con la <a href=\"http:\/\/www.quotidianofisco.ilsole24ore.com\/binary.php?filename=\/pdf2010\/Editrice\/ILSOLE24ORE\/QUOTIDIANO_FISCO\/Online\/_Oggetti_Correlati\/Documenti\/2018\/01\/12\/439.pdf&amp;uuid=AE1AtqgD\">sentenza n. 439<\/a> depositata ieri.<\/p>\n<p class=\"paragrafo@4\">L\u2019agenzia delle Entrate notificava a una societ\u00e0 un avviso di accertamento con il quale disconosceva la deducibilit\u00e0 di costi infragruppo e presumeva ricavi non fatturati in conseguenza di una differenza inventariale rispetto alle giacenze. Il provvedimento veniva impugnato e i giudici di merito rigettavano l\u2019eccezione. L\u2019articolo 4 del Dpr 441\/97 disciplina le presunzioni che possono conseguire alle differenze inventariali riscontrate in sede di accesso. Pi\u00f9 precisamente, la norma consente di presumere ceduti senza fattura i beni che non si trovano nei depositi senza un\u2019evidente ragione. In altre parole, si considera ceduto in \u00abnero\u00bb il prodotto acquistato di cui il contribuente non riesce a giustificare l\u2019assenza dal magazzino. Una presunzione legale ai fini Iva in favore del Fisco, contro la quale l\u2019impresa pu\u00f2 opporre prova contraria.<\/p>\n<p class=\"paragrafo@4\">La societ\u00e0 impugnava in Cassazione la decisione lamentando, tra l\u2019altro, che le differenze inventariali erano minime rispetto ai volumi trattati e potevano al pi\u00f9 derivare da meri \u00aberrori umani\u00bb di quantificazione. Tanto pi\u00f9 che l\u2019Ufficio nella propria rideterminazione non aveva compensato le differenze negative e positive, limitandosi ad applicare la presunzione solo sui valori negativi.<\/p>\n<p class=\"paragrafo@4\">Secondo i giudici di legittimit\u00e0, in caso di differenze inventariali, ovvero differenze tra merci giacenti in magazzino e scritture di carico e scarico, opera una presunzione legale. Il contribuente \u00e8 tenuto alla prova contraria e cio\u00e8 che le merci non rinvenute siano state impiegate nella produzione, perdute o distrutte. Nella specie, la Ctr non aveva riconosciuto alcuna rilevanza all\u2019esiguit\u00e0 dei valori e alla plausibile circostanza che la differenza potesse dipendere da errate quantificazioni da parte del personale addetto. La Cassazione ha cos\u00ec ritenuto che questi elementi possono rappresentare un\u2019adeguata prova contraria prodotta dal contribuente. La decisione appare importante poich\u00e9 esclude un\u2019applicazione automatica della presunzione legale in favore di una valutazione di buon senso da parte del giudice.<\/p>\n<p class=\"paragrafo@4\">Fonte &#8220;Il sole 24 ore&#8221;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Laura Ambrosi \u00c8 illegittima la rettifica dei ricavi per differenze inventariali se per la mole dei volumi trattati dal contribuente potrebbe essersi verificato un errore umano nella quantificazione. Cos\u00ec la Corte di cassazione con la sentenza n. 439 depositata ieri. 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