{"id":1605,"date":"2018-01-15T13:06:25","date_gmt":"2018-01-15T12:06:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=1605"},"modified":"2018-01-15T13:06:25","modified_gmt":"2018-01-15T12:06:25","slug":"la-consegna-non-salva-dalla-frode-iva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=1605","title":{"rendered":"La consegna non salva dalla frode Iva"},"content":{"rendered":"<p id=\"U403185759242NDH\" class=\"paragrafo@4\">Nelle frodi \u201ccarosello\u201d la prova della non consapevolezza dell\u2019acquirente, che salva la detrazione dell\u2019Iva, non ruota attorno alla regolarit\u00e0 delle scritture contabili o al fatto che la merce sia stata effettivamente consegnata e pagata, ma alla impossibilit\u00e0 di conoscere, con la normale diligenza imprenditoriale, il carattere fraudolento dell\u2019operazione. \u00c8 questo il principio stabilito dalla <a href=\"http:\/\/www.quotidianofisco.ilsole24ore.com\/binary.php?filename=\/pdf2010\/Editrice\/ILSOLE24ORE\/QUOTIDIANO_FISCO\/Online\/_Oggetti_Correlati\/Documenti\/2018\/01\/15\/Ctr_Lazio_3404_19_2017_OMISS.pdf&amp;uuid=AELb6ifD\">Ctr Lazio nella sentenza 3404\/19\/2017<\/a> del 13 giugno scorso (presidente Lentini, relatore Terrinoni).<\/p>\n<p id=\"U403185759242woG\" class=\"paragrafo@4\"><b>Il caso<\/b><br \/>\nL\u2019agenzia delle Entrate contestava ad una Srl l\u2019indebita detrazione dell\u2019Iva derivante da operazioni ritenute soggettivamente inesistenti (operazioni reali ma tra soggetti diversi da quelli indicati in fattura) perch\u00e9 intervenute con societ\u00e0 \u201cfiltro\u201d coinvolte in un sistema di frodi.<\/p>\n<p id=\"U403185759242tPG\" class=\"paragrafo@4\">La societ\u00e0 proponeva ricorso contestando l\u2019assenza della prova circa la propria consapevolezza dell\u2019attivit\u00e0 fraudolenta realizzata dai cedenti. Il ricorso veniva accolto in primo grado.<\/p>\n<p id=\"U40318575924245D\" class=\"paragrafo@4\"><b>La decisione<\/b><br \/>\nL\u2019Agenzia proponeva appello. La Ctr Lazio, ribaltando la decisione di primo grado, ha ritenuto fondato l\u2019avviso di rettifica valorizzando la presenza di elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti addotti dall\u2019ufficio. In particolare, l\u2019assenza di attivit\u00e0 commerciale e struttura organizzativa dei fornitori, testimoniata dalla mancanza di una sede societaria e di beni strumentali, l\u2019omissione della dichiarazione dei redditi e dei versamenti Iva comproverebbero la soggettiva inesistenza delle operazioni.<\/p>\n<p id=\"U403185759242STE\" class=\"paragrafo@4\">Di contro, secondo la Ctr, la dimostrazione da parte del contribuente del transito delle merci e del pagamento delle relative fatture non sarebbe rilevante, n\u00e9 pu\u00f2 ritenersi decisiva la regolarit\u00e0 delle scritture contabili poich\u00e9 tali circostanze non escludono la possibile ricorrenza di un meccanismo di frode Iva (si veda Cassazione, sentenza 8011\/2013 e ordinanza 10252\/2013). La prova della buona fede della societ\u00e0 accertata non pu\u00f2 far leva quindi su tali elementi e sulla generica affermazione della non partecipazione alla frode, occorrendo dimostrare la propria estraneit\u00e0 e il non avere avuto conoscenza o conoscibilit\u00e0 dell\u2019intera operazione.<\/p>\n<p id=\"U403185759242ea\" class=\"paragrafo@4\"><b>L\u2019onere della prova<\/b><br \/>\nLa tematica del diritto alla detrazione dell\u2019Iva in presenza di fatture per operazioni inesistenti, su cui pende anche un giudizio davanti alla Corte di giustizia Ue a seguito dell\u2019ordinanza di rinvio della Ctr Lombardia 1714\/1\/2017 dello scorso 10 novembre, \u00e8 sempre attuale. Se ne \u00e8 occupata anche la circolare 1\/2018 della Gdf che, richiamando il prevalente orientamento giurisprudenziale (Cassazione 5406\/2016), sottolinea come la sussistenza di una frode Iva debba essere adeguatamente dimostrata in primis dagli organi di controllo.<\/p>\n<p id=\"U403185759242XoD\" class=\"paragrafo@4\">Le regole sulla distribuzione dell\u2019onere della prova (Cassazione 25538\/2017 e 25545\/2017) in tema di fatture soggettivamente inesistenti prevedono che sia l\u2019ufficio a dare dimostrazione dell\u2019accordo fraudolento posto in essere tra interposto e interponente, nonch\u00e9 della consapevole partecipazione alla frode dei vari soggetti coinvolti (ovvero il fatto che questi \u00absapevano o avrebbero dovuto sapere\u00bb) attraverso elementi anche presuntivi (articolo 2727 del Codice civile). Spetta invece al contribuente provare la corrispondenza anche soggettiva tra l\u2019operazione di cui alla fattura e quella in concreto realizzata, ovvero l\u2019incolpevole affidamento sulla regolarit\u00e0 fiscale ingenerato dalla condotta del cedente.<\/p>\n<p id=\"U403185759242DAH\" class=\"paragrafo@4\">Su queste basi, sar\u00e0 poi il giudice di merito a valutare, caso per caso, se la condotta del cessionario (al quale non si possono comunque chiedere prove diaboliche) risponda alla diligenza ragionevolmente esigibile e faccia salvo, a differenza di quanto ritenuto dalla Ctr Lazio, il diritto alla detrazione.<\/p>\n<p class=\"paragrafo@4\">Fonte &#8220;Il sole 24 ore&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle frodi \u201ccarosello\u201d la prova della non consapevolezza dell\u2019acquirente, che salva la detrazione dell\u2019Iva, non ruota attorno alla regolarit\u00e0 delle scritture contabili o al fatto che la merce sia stata effettivamente consegnata e pagata, ma alla impossibilit\u00e0 di conoscere, con la normale diligenza imprenditoriale, il carattere fraudolento dell\u2019operazione. \u00c8 questo il principio stabilito dalla Ctr &hellip; <a href=\"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=1605\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">La consegna non salva dalla frode Iva<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-1605","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sentenze-commissioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1605","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1605"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1605\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1606,"href":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1605\/revisions\/1606"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1605"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1605"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1605"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}