{"id":2517,"date":"2019-05-27T13:05:29","date_gmt":"2019-05-27T11:05:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=2517"},"modified":"2019-05-27T13:05:29","modified_gmt":"2019-05-27T11:05:29","slug":"scostamenti-bancari-motivati-da-incassi-multipli-in-contanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=2517","title":{"rendered":"Scostamenti bancari motivati da incassi multipli in contanti"},"content":{"rendered":"<p class=\"paragrafo\">Il contribuente pu\u00f2 contrastare l\u2019accertamento bancario, dimostrando che i versamenti sul conto corrente contestati dall\u2019ufficio sono ascrivibili a incassi per contanti relativi a gruppi di fatture di vendita o di scontrini emessi di modico importo. Lo ha stabilito la Ctp di Caserta 1866\/6\/2019 (presidente Graziano, relatore Savastano).<\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Per una parte della giurisprudenza di merito le indagini finanziarie ex articolo 32, comma 1, numero 2), del Dpr 600\/1973 e articolo 51, comma 2, numero 2), del Dpr 633\/1972 sono assistite da una presunzione \u201csemplicissima\u201d, che non \u00e8 sufficiente da sola a legittimare l\u2019accertamento, per cui il Fisco \u00e8 tenuto a reperire ulteriori elementi probatori convergenti (si veda, tra le altre, Ctp Brescia 790\/\/1\/2018 e Ctp Treviso 323\/1\/2016). Secondo la Suprema corte, invece, tali indagini finanziarie integrano una presunzione legale relativa (<a href=\"http:\/\/www.quotidianofisco.ilsole24ore.com\/binary.php?filename=\/pdf2010\/Editrice\/ILSOLE24ORE\/QUOTIDIANO_FISCO\/Online\/_Oggetti_Correlati\/Documenti\/2019\/05\/27\/Cassazione_3785_2018.pdf&amp;uuid=ACRn2OI\" target=\"_blank\">Cassazione 3785<\/a>\u00a0, 8266, 44562 e 25786 del 2018), per cui l\u2019onere probatorio dell\u2019amministrazione finanziaria \u00e8 soddisfatto attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti correnti, mentre grava sul contribuente l\u2019onere di dimostrare che gli elementi desumibili dalle movimentazioni bancarie non sono riferibili a operazioni imponibili. Il contribuente deve fornire a tal fine una prova non generica, ma analitica, potendosi avvalere anche di presunzioni semplici, che devono per\u00f2 essere attentamente vagliate dal giudice per quanto concerne i tempi dei fatti addotti, l\u2019ammontare e il contesto complessivo (<a href=\"http:\/\/www.quotidianofisco.ilsole24ore.com\/binary.php?filename=\/pdf2010\/Editrice\/ILSOLE24ORE\/QUOTIDIANO_FISCO\/Online\/_Oggetti_Correlati\/Documenti\/2019\/05\/27\/Cassazione_26432_2018.pdf&amp;uuid=ACRn2OI\" target=\"_blank\">Cassazione 26432\/2018<\/a>\u00a0, 17156\/2018, 5758\/2018, 27075\/2017).<\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Sembra proprio inserirsi nel perimetro di queste presunzioni semplici la prova contraria fornita dal contribuente nel caso esaminato dai giudici di Caserta. L\u2019agenzia delle Entrate aveva accertato a carico di un commerciante di prodotti alimentari ricavi omessi per circa 100mila euro, derivanti da versamenti di contanti sul conto corrente.La contestazione fiscale nasceva dal fatto che non vi era corrispondenza esatta tra gli importi delle fatture di vendita emesse e degli scontrini fiscali rilasciati dal commerciante in uno stesso giorno e il versamento di contante effettuato sul conto corrente, anche magari nei giorni immediatamente successivi. Per questo motivo tali importi erano stati complessivamente ripresi a tassazione come maggiori ricavi non dichiarati.<\/p>\n<p class=\"paragrafo\">I giudici di merito, riconoscendo invece le ragioni del commerciante, hanno stabilito che la prova contraria alla presunzione che assiste le indagini finanziarie era stata fornita dal contribuente. Questi aveva fornito un prospetto di riconciliazione tra gli incassi in contanti e le fatture e gli scontrini emessi, riepilogando i versamenti effettuati per gruppi di fatture e scontrini i cui importi erano stati incassati in contanti, atteso il modico valore, e il tutto complessivamente per un valore corrispondente, alla fine, a quello accertato globalmente dal Fisco.<\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Trattandosi di piccoli importi &#8211; ha puntualizzato la Ctp &#8211; il commerciante aveva incassato per contanti, per cui non esisteva alcuna tracciabilit\u00e0 di tali importi, e trattandosi di versamenti cumulativi neppure poteva argomentarsi della mancata corrispondenza esatta con fatture o scontrini emessi.<\/p>\n<div class=\"charts\">\u00a0Fonte &#8220;Il sole 24 ore&#8221;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il contribuente pu\u00f2 contrastare l\u2019accertamento bancario, dimostrando che i versamenti sul conto corrente contestati dall\u2019ufficio sono ascrivibili a incassi per contanti relativi a gruppi di fatture di vendita o di scontrini emessi di modico importo. 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