{"id":406,"date":"2014-06-13T11:17:07","date_gmt":"2014-06-13T09:17:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=406"},"modified":"2014-06-13T11:17:07","modified_gmt":"2014-06-13T09:17:07","slug":"bonus-assunzioni-stop-con-il-licenziamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=406","title":{"rendered":"Bonus assunzioni. Stop con il licenziamento"},"content":{"rendered":"<h5 class=\"data\" style=\"color: #333333;\">13 Giugno 2014<\/h5>\n<h3 style=\"color: #005292;\">Il licenziamento, anche se per giusta causa, fa perdere all\u2019azienda i benefici fiscali<\/h3>\n<div class=\"testo\" style=\"color: #333333;\">\n<div class=\"p\" style=\"font-style: inherit;\">L\u2019azienda che licenzia per giusta causa o per giustificato motivo il nuovo assunto perde il bonus fiscale. \u00c8 quanto emerge dalla sentenza n. 12160\/14, pubblicata lo scorso 30 maggio dalla Sezione Tributaria della Cassazione.<br \/>\n<strong style=\"font-style: inherit;\"><br \/>\nIl caso.<\/strong>\u00a0I giudici del Palazzaccio hanno accolto il ricorso dell\u2019Agenzia delle Entrate contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Basilicata che aveva annullato la revoca del credito d\u2019imposta ex art. 4 L. 449\/97 riconosciuto alla societ\u00e0 contribuente, a seguito di incremento del livello occupazionale esistente.<\/p>\n<p>Nel caso di specie la revoca \u00e8 stata motivata con il\u00a0<span style=\"text-decoration: underline;\">mancato mantenimento del livello occupazionale nel periodo agevolato<\/span>\u00a0perch\u00e9 il lavoratore neo assunto era stato licenziato per giusta causa, mentre un altro dipendente aveva rassegnato le proprie dimissioni.<\/p>\n<p>Nel giudizio davanti alle Commissioni di primo e di secondo grado la contribuente ha negato la violazione dell\u2019articolo 4 della Legge 449 del 1997 perch\u00e9 la riduzione del livello occupazionale\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">non era dipesa dalla sua volont\u00e0<\/strong>. Tale argomentazione difensiva ha trovato terreno fertile presso la CTR di Potenza, ma non presso le aule del Palazzaccio, dove ha invece prevalso l\u2019Agenzia delle Entrate.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">Orientamento consolidato.\u00a0<\/strong>Con la sentenza 12160\/14 la Suprema Corte riafferma il principio per cui, \u201c<em style=\"font-weight: inherit;\">in tema di credito d\u2019imposta riconosciuto per l\u2019incremento dei lavoratori assunti a tempo indeterminato, secondo i requisiti e per l\u2019ambito territoriale di cui all\u2019articolo 4 della l. n. 449\/97, la relativa revoca, connessa alla riduzione del livello occupazionale raggiunto, \u00e8 legittima e opera in modo obiettivo,\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">cio\u00e8 anche se tale riduzione sia indipendente dalla volont\u00e0 del datore di lavoro [\u2026] e salvo che si verifichi la reintegrazione da parte dell\u2019impresa del precedente livello degli occupati<\/strong><\/em>\u201d (cfr. Cass. n. 8736, n. 23796 e n. 4933 del 2013).<\/p>\n<p>L\u2019articolo 4, comma 5, lettera c) della L. 449\/97, infatti, \u201c<em style=\"font-weight: inherit;\">condiziona espressamente l\u2019applicazione delle agevolazioni previste dalla normativa di riferimento al mantenimento, nel periodo agevolato, del livello occupazionale raggiunto con le nuove assunzioni; di conseguenza rimane del tutto indifferente, ai fini della decadenza dal credito di imposta, la circostanza che i rapporti di lavoro cos\u00ec instaurati siano cessati per fatti non imputabili alla volont\u00e0 del datore di lavoro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Nessuna rilevanza in senso contrario pu\u00f2 invece attribuirsi alla\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">circolare ministeriale\u00a0<\/strong>richiamata dalla contribuente (ossia la n. 219\/E del 1998), in quanto \u00e8 noto che tali tipologie di documenti<strong style=\"font-style: inherit;\">\u00a0non sono fonti del diritto<\/strong>\u00a0bens\u00ec atti unilaterali della P.A., che li utilizza per disciplinare e indirizzare in modo uniforme l\u2019attivit\u00e0 dei propri organi (cfr. Cass. 23796\/13 cit. e n. 2850 del 2012).<\/p>\n<p>In conclusione, si deve ritenere che la revoca del credito d\u2019imposta in questione \u00e8 legittima anche quando la riduzione del personale \u00e8 totalmente sganciata dalla volont\u00e0 del datore di lavoro. La CTR di Potenza ha invece sostenuto il contrario, il che ha determinato l\u2019accoglimento, nel merito, del ricorso del Fisco, con conseguente rigetto dell\u2019atto introduttivo del giudizio. Spese di lite compensate.<\/p><\/div>\n<\/div>\n<h5 class=\"firma\" style=\"color: #333333;\">Autore:\u00a0<strong style=\"font-style: inherit; color: #990033;\">Redazione Fiscal Focus<\/strong><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>13 Giugno 2014 Il licenziamento, anche se per giusta causa, fa perdere all\u2019azienda i benefici fiscali L\u2019azienda che licenzia per giusta causa o per giustificato motivo il nuovo assunto perde il bonus fiscale. \u00c8 quanto emerge dalla sentenza n. 12160\/14, pubblicata lo scorso 30 maggio dalla Sezione Tributaria della Cassazione. Il caso.\u00a0I giudici del Palazzaccio &hellip; <a href=\"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=406\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">Bonus assunzioni. 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