{"id":786,"date":"2015-10-21T12:48:00","date_gmt":"2015-10-21T10:48:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=786"},"modified":"2015-10-21T12:48:00","modified_gmt":"2015-10-21T10:48:00","slug":"fatturazione-scambi-internazionali-le-regole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiopiersensini.it\/?p=786","title":{"rendered":"Fatturazione scambi internazionali: le regole"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si rileva una contrastata armonizzazione delle procedure tra i diversi attori internazionali<\/strong><\/p>\n<div id=\"page\">\n<div id=\"content\">\n<div class=\"column\">\n<div class=\"col-9\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Le legislazioni nazionali, nonostante la politica di armonizzazione posta in essere dall\u2019Unione Europea, presentano delle caratteristiche tali da configurare una situazione di incertezza circa la definizione di prescrizioni comuni riguardanti la fatturazione negli scambi internazionali con i Paesi Ue ed extra UE.<\/p>\n<div id=\"page\">\n<div id=\"content\">\n<div class=\"column\">\n<div class=\"col-9\">\n<div class=\"testo\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"p\">\nLa circolare n. 21 del 20 febbraio 2015 rilasciata dall\u2019Agenzia delle Entrate, conformandosi alla normative Ue, stabilisce che qualora il fornitore sia residente in un altro Paese dell\u2019Unione Europea, quando la transazione ha ad oggetto <strong>la cessione di beni e servizi per la quale l\u2019imposta \u00e8 dovuta in Italia dal committente<\/strong>, lo stesso deve emettere una fattura riportando la<strong> partita Iva rilasciatagli nel Paese residente<\/strong>.<br \/>\nL\u2019art 219-bis della direttiva 2006\/112\/Ce del 28 novembre 2006, stabilisce che la fatturazione \u00e8 soggetta alle regole dello<strong> Stato membro in cui \u00e8 localizzata la cessione di beni o la prestazione di servizi<\/strong>; lo stesso articolo prevede invece di seguire le regole vigenti nello stato membro del fornitore qualora:<\/p>\n<p>\u2022 il fornitore non \u00e8 stabilito nello stato membro in cui l\u2019imposta \u00e8 dovuta e il soggetto passivo dell\u2019imposta \u00e8 il cessionario\/committente;<br \/>\n\u2022 quando l\u2019operazione non \u00e8 effettuata all\u2019interno dell\u2019Ue.<br \/>\nIl comma 6bis dell\u2019art 21 del D.P.R. 633\/72, con il quale il nostro ordinamento ha recepito le direttive prima indicate, prevede i casi in cui il soggetto passivo stabilito in Italia \u00e8 obbligato a emettere fattura anche per le \u201c<strong>operazioni esenti<\/strong>\u201d con riferimento al requisito della territorialit\u00e0 (difetto di territorialit\u00e0), ossia:<\/p>\n<p>\u2022 le operazioni (eccetto quelle esenti indicati ai comma 1,2,3,4,9 dello stesso dpr), sono effettuate nei confronti di soggetti passivi debitori dell\u2019imposta in un altro stato membro; nella fattura occorre riportare l\u2019indicazione \u201cinversione contabile\u201d; basti pensare per esempio alla vendita di un bene che si trova, al momento della cessione, fuori dal territorio UE, acquistato e rivenduto negli Stati Uniti;<br \/>\n\u2022 le operazioni effettuate fuori dall\u2019UE, in questo caso bisogna riportare la dicitura \u201coperazione non soggetta\u201d.<br \/>\nAnche se si tratta di operazioni esenti comunque la fatturazione concorre alla determinazione del volume d\u2019affari, con conseguenze su una serie di adempimenti; l\u2019influenza di tali fatturazioni \u00e8 stata limitata dalle agevolazioni previste per gli acquisti in sospensione d\u2019imposta prevista per gli esportatori abituali. Possiamo parlare di esportatori abituali qualora, il volume di affari delle operazioni non imponibili sono maggiori del 10%, in questo caso lo stesso non concorre alla formazione del volume d\u2019affari generale.<br \/>\n<strong>Omissione della fatturazione<\/strong> \u2013 La Legge n. 228\/2012 ha modificato l\u2019art.6, comma 2, del D.Lgs. n. 471\/97 estende l\u2019applicazione delle sanzioni per omessa registrazioni e documentazione anche alle operazioni non soggette; \u00e8 previsto un importo sanzionatorio che va dal 5% al 10% dell\u2019importo non registrato, o da 258 a 2065 euro qualora la violazione non ha conseguenze nella determinazione del reddito. A partire dal 1\u00b0 gennaio 2016, con le novit\u00e0 introdotte dal D.Lgs. 158\/2015 l\u2019importo della sanzione andr\u00e0 da 250 a 2 mila euro.<\/div>\n<div class=\"p\">A cura di Antonio Gigliotti<\/div>\n<\/div>\n<h5 class=\"firma\" style=\"text-align: justify;\">Autore:\u00a0<strong>Redazione Fiscal Focus<\/strong><\/h5>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si rileva una contrastata armonizzazione delle procedure tra i diversi attori internazionali Le legislazioni nazionali, nonostante la politica di armonizzazione posta in essere dall\u2019Unione Europea, presentano delle caratteristiche tali da configurare una situazione di incertezza circa la definizione di prescrizioni comuni riguardanti la fatturazione negli scambi internazionali con i Paesi Ue ed extra UE. 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