Pagamenti in tempi più rapidi: il Senato accelera le fatture alla Pa

Tagliare al minimo i tempi di tutti i passaggi burocratici che portano, negli appalti pubblici, dall’esecuzione di un lavoro fino all’emissione della fattura e al successivo pagamento. È questo, in sintesi estrema, l’obiettivo dell’emendamento alla legge europea 2018, firmato dal presidente della commissione Politiche Ue del Senato, Ettore Licheri, approvato ieri pomeriggio.

La norma modifica le regole contenute nel Codice appalti e, come spiega la relazione di accompagnamento, è stata predisposta dalla maggioranza per risolvere la procedura di infrazione a carico dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva 2017/2090, in materia di lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. «Con l’emendamento – spiega Licheri – puntiamo a risolvere una procedura di infrazione. Prevediamo che il termine indicato dalla direttiva comunitaria sia calcolato dalla data di emissione del Sal, anziché da quella del certificato di pagamento». Le norme in vigore, in sostanza, implicavano un’estensione dei termini oltre i limiti consentiti dalle norme europee.

Con l’assetto attuale, i certificati di pagamento relativi ai cosiddetti «acconti del corrispettivo di appalto» (che sono, in pratica, le somme versate all’impresa durante l’esecuzione dei lavori) sono emessi «nel termine di trenta giorni» dal momento in cui il direttore lavori firma il Sal, lo stato di avanzamento dei lavori. Il certificato di pagamento, rilasciato dalla Pa, è essenziale perché l’impresa possa emettere la sua fattura. Quindi, al momento, l’impresa deve aspettare un mese dall’esecuzione del lavoro solo per inviare la fattura; dovrà, poi, aspettare altro tempo per vedersi accreditare materialmente il denaro. In questo modo, i giorni necessari per arrivare al saldo si allungano ben oltre i termini indicati da Bruxelles.

Con l’emendamento si punta, allora, a riportare la prassi degli appalti pubblici entro confini compatibili con le direttive europee che, va ricordato, prevedono un termine massimo di trenta giorni per i pagamenti, salvo casi eccezionali, nei quali si può arrivare fino a sessanta. I certificati di pagamento, sia per gli acconti che per il saldo dei lavori, dovranno allora – dice la relazione tecnica – «essere rilasciati in un termine massimo di sette giorni, che è comunque compreso in quello di trenta per l’effettivo pagamento». Anzi, potranno anche essere emessi in contemporanea ai Sal.

Una volta emesso il certificato di pagamento, le tutele previste dal Codice appalti si rafforzano ulteriormente, perché l’emendamento prevede che «i pagamenti relativi agli acconti del corrispettivo di appalto sono effettuati nel termine di trenta giorni decorrenti dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori, salvo che sia espressamente concordato nel contratto un diverso termine». Andare oltre il termine di trenta giorni, però, dovrà essere «oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche». In una situazione normale, quindi, non sarà possibile farlo.

Fonte “Il sole 24 ore”